Renata Sorba nata ad Asti, ha conseguito la maturità artistica presso l'istituto d'arte cittadino. Ha trascorso un periodo della sua vita a Londra, dove ha perfezionato la conoscenza della lingua Inglese.

Ha svolto lavori da interprete, bibliotecaria e libraia.


Nell'adolescenza gli viene diagnosticata un'ipoacusia bilaterale che fu per lei e la sua famiglia un vero e proprio trauma. Tramite l'ausilio di protesi uditive ha frequentato regolarmente gli studi è si dedica al volontariato. Anche se il suo udito, nonostante il supporto delle protesi ,non era perfetto adottava strategie e non sempre riteneva opportuno informare gli altri della sua situazione.


Praticava, malgrado la malattia, qualunque tipo di sport; particolarmente il nuoto.

Ma durante il soggiorno all'estero cominciò ad avere problemi anche alla vista come cecità crepuscolare tant'è che aveva problemi alla sera a ritrovare la porta di casa oppure un posto a sedere durante la proiezione di un film.


Appena rientrata in italia si recò dall'oculista che gli diagnosticò la retinite pigmentosa.

Ignorò per un paio d'anni la sia malattia. Intorno ai trent'anni il campo visivo cominciò a dre i primi segni di restringimento ed aveva sempre più problemi di spostamenti in particolare alla sera.

 

Renata Sorba fa parte della Commissione Pari Opportunità della città. In questi anni ha organizzato eventi, manifestazioni, e campagne di sensibilizzazione per la cittadinanza sulle disabilità sensoriali. Di recente la Sorba è stata nominata socio onorario del Centro Servizio Cani Guida Lions di Limbiate e il 10 maggio riceverà un premio.

Giunse ad uno stadio di ipovisione che non gli permetteva di svolgere una vita normale ma non poté rientrare ancora nelle categorie protette. Col trascorrere degli anni affrontò così l'ipovisione lieve ed infine quella grave.


Nel 1998 ha frequentato un corso per centralinisti ed ha imparato il Braille e nel 2000 ottiene un occupazione stabile.


Dal 2006 è cieca assoluta: questa condizione ha fatto sì che abbia finalmente raggiunto la tranquillità e la serenità a lungo cercate e preparate, grazie anche all’amore e al sostegno dei miei familiari e amici.

Dal 2007 un grande aiuto gli è stato dato anche da Rudy, il suo primo cane guida, che le ha permesso di raggiungere l’80% di autonomia; per il rimanente 20% chiede aiuto a chi gli sta vicino.


Ogni anno ha un appuntamento fisso con il Limbiate Day. Da quando possiede il cane guida ha come una forma di riconoscenza e di appartenenza al centro, agli addestratori e a tutti coloro che permettono di far funzionare quella meravigliosa struttura.

I primi anni, con un paio di amici, si è recata a Limbiate e di anno in anno il numero degli aderenti aumenta. Il passa parola ogni volta induce un amico o un conoscente ad aggregarsi.


Per sette anni ha convissuto con lui. Tanti momenti di gioia e divertimento trascorsi in sua compagnia e grazie alla sua presenza è riuscita a riconquistare la sua indipendenza.


Il 4 Dicembre 2013 Rudy dopo una malattia muore ed un mese dopo viene a mancare l'amata mamma di Renata EMI. Un momento difficile e drammatico.

Il 24 Febraio 2014 grazie all'addestratore Davide Ballabio arriva York un bellissimo Labrador nero di 17 mesi.

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Ripercorrendo la sua storia capisce che si arriva ad un bivio: o si è passivi e si dipende completamente dagli altri, o si ricerca nelle attività e nelle relazioni affettive la propria serenità. Ha preferito la seconda strada, coltivando interessi culturali e praticando il tiro con l’arco per non vedenti, sport “di testa” dove l’equilibrio e la lucidità mentale, sono gli elementi più importanti. Fino a diventare campionessa Italiana di tiro con l'arco per non vedenti.

Poiché il tiro con l’arco le ha consentito di ristabilire l’equilibrio tra testa e corpo ogni volta che incoccia una freccia nell’arco e punta sul paglione, ottiene un risultato. Poi, prima di passare alla freccia successiva deve azzerare tutto, ricominciare da capo e mirare ad un nuovo obiettivo.»

 

La risposta a ciò che chiunque si chiede

Riponde Renata: «Spesso mi è stato chiesto se è meglio nascere o diventare cieco. A questa domanda rispondo sempre con molta sicurezza e determinazione: è meglio nascere non vedente. Chi mi fa la domanda reagisce sempre replicando “Ma almeno tu il mondo lo conosci, mentre un cieco no”. Dall’esperienza personale posso testimoniare che perdere tutto ciò che hai acquisito in trent’anni della tua vita e poco per volta riconvertire i colori, lo spazio, la profondità, e tutto ciò che è visibile in sensazioni, tatto, olfatto e udito è uno sforzo non indifferente.

 

Nonostante la buona volontà e la lucidità nel creare questo nuovo mondo, la nostalgia e la malinconia per ciò che si è perso permane e si manifesta in ogni attimo della giornata.

Scoprirsi ipovedente con la probabilità di diventare cieco assoluto genera una notevole trasformazione nei rapporti con gli altri: non esiste una via di mezzo, si consolidano o si perdono del tutto. La condizione di non vedente mette a dura prova le amicizie e i rapporti personali. Sicuramente si modifica il proprio carattere, aumenta la diffidenza e le insicurezze invadono le certezze. »

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Nel 2004 ha speso tante energie nelle iniziative sociali ed ha aperto la sezione di Asti dell'A.P.R.I. Onlus (Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti)  www.ipovedenti.it/ come responsabile che le ha permesso di mettere in campo le competenze e l'esperienze acquisite nell'affrontare la malattia comunicandole a chi vive la sua stessa condizione organizzando anche molteplici iniziative riassunte in questo documento:

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Inoltre ha creato il Laboratorio di teatro “Chiudi gli occhi e apri il sipario”, grazie alla straordinaria collaborazione con Alessio Bertoli, attore e regista e la dottoressa Chiara Bergonzini psicoterapeuta.

 

Portando il 20 Dicembre del 2014 presso la Casa Del Teatro di Via Goltieri 1/A di Asti a Teatro una rappresentazione per far conoscere a tutti il percorso che è stato fatto in  mesi di lavoro  dal titolo “Il paese dei cechi” ispirato dal racconto di Herbert George Wells, diretto da Alessio Bertoli, che ha visto coinvolti, unico nel suo genere, oltre 10 attori affetti dalla retinopatia che fanno parte dell’associazione A.P.R.I.

Un successo senza precedenti tant’è che è in progetto di portarlo nelle scuole ed in altri teatri per dimostrare che anche chi è non vedente può svolgere ruoli fino ad oggi impensabili  

Nel 2014 pubblica il libro e successivamente in versione audio "Nè diversa, nè uguale, ma libera", edito da edizioni Mille di Torino". Un libro autobiografico nato di getto, per metter nero su bianco le proprie sensazioni, i propri vissuti, la propria esperienza di vita quotidiana.

 

così dice Renata Sorba «Dedico questo libro a tutte le persone che ho conosciuto nella mia vita ed in particolare a tutti quelli che in momenti diversi, mi hanno supportata e permesso di condividere tante e diverse esperienze, accompagnandomi nel percorso da vedente a non vedente senza porsi troppe domande e pregiudizi su come ho vissuto e vivo. Grazie e riporto questa citazione: “Né diversi, né uguali, ma liberi”.»


Renata Sorba

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